Era una notte buia e tempestosa... 


No, anzi... correva l'anno 1991, estate e tre baldi giovani non ancoa 30enni (Geuna Mauro, Roberto Mauro e Vanzin Romano) pieni di speranza ed entusiasmo fondano la Marco Polo S.n.c., con l'intento di aprire un locale.

Da quel momento parte, in quel di Barge, la ricerca di uno spazio adatto: passano i mesi e manco a dirlo... non si trova niente.


Verso fine anno l'idea vincente: perchè non chiedere alle "Sorelle Calua", in quel momento (e ben dal lontano 1952)  titolari del Caffè Roma, il nostro bar quotidiano: capitiamo al momento giusto, stavano proprio pensando di cedere l'attività...



Tira e molla (pasticcini compresi) si arriva al contratto. Primo marzo 1992 entriamo noi e per ben 4 mesi ci diamo dentro: più di 120 mq da restaurare e dotare di tutti gli impianti: di giorno manovali, di sera "Architetti".



Una ricostruzione vissuta giorno per giorno, centimetro dopo centimetro, curando ogni particolare, compresa una fortunata eredità di pezzi d'epoca unici.


Il 4 luglio 1992 si apre: nel suo piccolo è un' evento! 


Un baretto da "parinot e tressette" rinfrescato e rimesso a nuovo, nel pieno rispetto della sua gloriosa storia. Passano giorni, mesi, anni di lavoro e divertimento e ci difendiamo più che decorosamente!

Alla fine del 1995 nella Marco Polo S.n.c. cresce un'esigenza,una sensazione di dover cambiare: ci proponiamo io e Margherita, la mia partner in quel momento, nonchè madre dei nostri figli Andrea e Lorenzo.


Primo gennaio 1996: siamo io e Margherita a rilevare tutte le quote della gestione precedente. 


Continua lo stile del locale fino all'estate 2013, momento del cambio di testimone: a noi subentrano Chiara, Erika e Francesca. 


E vi resteranno fino allla primavera del 2018 quando io, Romano, insieme ai miei figli Andrea e Lorenzo (oramai già cresciuti) e Daniela (sempre presente e colonna portante di questa avventura) ritorniamo dietro al bancone di questo splendido locale.

                   

IL PROLOGO

E qui si va veramente indietro negli anni...


"Nonostante il tempo scorra veloce ora più che mai, resta sempre qualcosa che, col suo odore antico, sa far rivivere emozioni del passato: un esempio mirabile ci è offerto da un locale bargese che ha saputo sfidare non solo i decenni, ma, addirittura, i secoli.


Cartolina di Piazza San Govanni spedita il 6 Agosto 1907


  Il suo aspetto è quello dei "bistrot" francesi ed in comune con questi condivide un pezzo di storia: alla radice dei locali che, oltralpe, si meritarono questo nome si trova, infatti, un accadimento preciso.


  I Cosacchi giunsero a Parigi, a seguito della sconfitta napoleonica, e, per prima cosa, entrarono con prepotenza nei locali pubblici, chiedendo del liquore ed urlando "bistro, bistro!" (presto, presto! ), ma gli stessi russi erano gia giunti, nel 1799, in Piemonte, anche se temporaneamente, perché Napoleone sarebbe ritornato l'anno successivo. 


  In tale occasione, come testimonia il diario del rivoluzionario monregalese Felice Bongioanni, questi soldati, venuti a Barge per atterrare l'albero della libertà eretto sulla piazza della chiesa, entrarono nel locale pubblico gestito dall'oste Garino, chiesero bicchieri di grappa, che si scolarono d'un sol fiato (naturalmente, senza pagare) e, poi, sempre con un certo qual tatto, si rivolsero al proprietario, dicendogli: "Mostra tic, tic", per rubargli l'orologio. 

 

 Da documenti antichi, conservati presso l'archivio di Stato di Cuneo, emerge che proprio Garino era "caffettiere nella piazza di San Giovanni". Il nome di tale locale era, e lo rimase a lungo, proprio "Caffè della Piazza", come si leggeva ancora su tazzine e cucchiaini antichi, gelosamente conservati dalla penultima proprietaria. 


  Nella prima metà dell' 800 (quando i titolari erano, Biancone, prima, e Bonetto, poi), le pareti della grande sala erano rivestite interamente di tappezzeria in stoffa damascata rossa. 

 Allora. venne realizzato l'arredamento in stile "Luigi Filippo": le due lunghe panche da muro, rivestite con l'analoga stoffa  ed i tavolini in legno, a colonna, con il piano in marmo.  Ad ogni tavolino, erano accostate due poltroncine nel medesimo stile, con lo stesso rivestimento, che sparirono già verso la fine del secolo. 

 

   Al centro della sala, campeggiava un'enorme stufa in cotto refrattario, quindi, due tavolini a bulbo in marmo, che, durante l'estate, venivano collocati nel "dehors".  Dalle pareti, pendevano grandi specchi mentre il bancone era avanzato, rispetto a quello attuale, fino ad occludere quasi completamente la grande arcata, che taglia in due la sala. L'insieme era assai pesante ma rispecchiava i gusti delle classi che frequentavano assiduamente il locale.


 I passaggi di gestione furono poi frequenti, nella seconda metà dell'800 e poi nel secolo successivo.  Prima, fu la volta dei coniugi Boaglio, di Bagnolo, poi, di Angela Perassi, vedova Riviera (dal 1922 al 1936), della vedova Primo (dal 1936, al 1937), quindi, dei coniugi Sanino (dal 1937 al 1952). 



 Intanto, per rendere onore alla capitale italiana. che stava "dominando" su tutti i muri del Paese, aveva mutato il proprio nome in "Caffè Roma".


benedizione dei trattori nei primi anni '60. Da notare a sinistra dell'entrata l'insegna della Birra Metzger: insegna che ora รจ tuttora esposta all'interno.Benedizione dei trattori negli anni '60.

Il locale bargese passò indenne attraverso due guerre mondiali e visse nel dopoguerra, il "boom" della neonata televisione. 


Questo elettrodomestico seppe di nuovo farlo riempire ed ai riti vecchi, se ne aggiunse, così, uno nuovo, celebrato specialmente nelle serate di giovedì e di sabato: giorni nei quali si incontrava una varia umanità, che andava dall'operaio, alla famigliola dell'artigiano o del commerciante o dell'immigrato meridionale, fino all'avvocato o alla contessa decaduta. 


 Grazie alla sapiente gestione della signora Francesca Coalova e delle sue figlie, il caffè giunse quasi intatto, indulgendo a pochissime modernità, fino all'avvento della nuova gestione, passata alla società Marco Polo, che nel l992 dovette solamente compiere un intervento di vero restauro, senza alterare sostanzialmente la natura di questo locale storico."  Giorgio Di Francesco 


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